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Blog ad Improbabilità Infinita

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Anelli nell'Io

Scritto il 17 January 2009 alle 17:51

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"Anelli nell'Io", di Douglas Hofstadter.

Dall'aletta sinistra (e un po' nella destra!):

Nel 1979, un giovane professore dell'Università dell'Indiana sorprese il mondo con un libro di enorme mole, labirintico, geniale e di immenso successo. L'autore era Douglas Hofstadter, e il libro Gödel, Escher, Bach. In GEB, come i fan di tutto il mondo chiamano quel lavoro rivoluzionario, utilizzando logica, meta-matematica, fisica, biologia, paradossi grafici e linguistici, e soprattutto analogie creative e dialoghi contrappuntistici, Hofstadter esplorava i misteri del pensiero umano e della coscienza, facendo spesso riferimento ai tentativi di realizzare l'intelligenza artificiale. Al cuore di GEB si trovava la tesi che la chiave dell'anima umana risiede in una struttura astratta in forma di anello, che Hofstadter chiamò "strano anello".
A quasi trent'anni di distanza, molte cose sono cambiate. I computer non occupano più gli scantinati delle università ma sono in tutte le case e in tutte le tasche, e gli studi sul cervello hanno raggiunto un grado di dettaglio impressionante. Eppure, resta intatto l'ultimo mistero: dove si trova e come è fatta l'anima? Cos'è che chiamiamo "io" quando parliamo di - o con - noi stessi? Cosa resta (se resta qualcosa) dopo la nostra morte fisica?
Trent'anni sono passati anche per il giovane e brillante professore, che ha approfondito i suoi studi e definito sempre meglio le sue intuizioni. L'improvvisa e prematura morte della moglie Carol ha provocato una riflessione molto intensa su alcune dimensioni della condizione umana che in GEB erano forse meno pressanti: il dolore straziante per la scomparsa di una persona molto amata, le domande sul senso ultimo e sulla fragilità della nostra attività mentale, il mistero di un piccolo ammasso di materia biologica che dà luogo non solo a strutture logiche esteticamente affascinanti, ma anche a emozioni, ricordi e sogni.
Confermando in pieno le sue doti di scrittore originalissimo, capace di metafore illuminanti, di invenzioni lessicali dai molteplici livelli semantici, di giochi di prestigio e d'artificio linguistici e narrativi, in questo nuovo libro Hofstadter ci offre la summa dei suoi studi, una riflessione profonda e personale sui temi e i quesiti centrali della filosofia e della spiritualità: gli animali e le piante hanno un'anima? E i computer e i robot? Siamo davvero noi a comandare le migliaia di particelle fisiche di cui siamo fatti, oppure sono le leggi della natura che le fanno muovere indipendentemente dalla nostra volontà? E se il libero arbitrio fosse solo un'illusione consolatoria? E se fosse un'illusione anche la nostra coscienza?

Non è fantasy, né fantascienza. Non leggo solo libri di quei due generi, anche se rappresentano la maggior parte delle mie letture!

Come ho conosciuto Douglas Hofstadter?
Incrociando alcuni dati posso dire di aver letto "Gödel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante" (Gödel, Escher, Bach: an Eternal Golden Braid) nel 1999, probabilmente d'estate (questa è solo una supposizione, però). A posteriori, mi chiedo come abbia fatto a finirlo a quell'età, ma, considerando che tendo sempre a sottovalutarmi, il fatto è possibile (anche perché è avvenuto!).
GEB (come viene chiamato in breve) ha portato Hofstadter a vincere il premio Pulitzer e non è difficile capirne il motivo, una volta che lo si è letto. È sicuramente molto riduttivo condensare in poche righe il senso di quel saggio, ma potrei dire che tratta di come possa nascere un'intelligenza, un sistema complesso, a partire da elementi semplici ed insignificanti, attraverso l'autoreferenza e l'utilizzo di regole formali. Tutto questo avviene prendendo ampiamente spunto da una quantità imbarazzante di tematiche:  la logica di Gödel, la ricorsione, i paradossi, la matematica, le fughe e i canoni musicali di Bach, l'arte di Escher, il DNA e le proteine, l'intelligenza artificiale, la creatività, le strutture sintattiche, i sistemi formali, i problemi legati alle traduzioni, i computer ed i loro linguaggi, il buddismo, lo Zen, la coscienza, l'autoreferenza e tanto altro (non tanto per concludere la frase!). Il tutto è reso più leggero da continui giochi di parole, interpretazioni originali di concetti già noti, illustrazioni, sfide rivolte al lettore ed il linguaggio utilizzato spazia dalla ironia alla più seria formalità.

(Successivamente, negli ultimi mesi del 2001, ho partecipato al ciclo di lezioni che ha tenuto a Bologna e di cui ho trovato traccia in questo articolo. Inutile dire quanto siano state interessanti e divertenti, ma questa è un'altra storia.)

Più che un libro da leggere, GEB è un libro da studiare, quanto meno se lo si vuole comprendere a tutti i livelli di lettura (sempre che questo sia possibile!). Differentemente, "Anelli nell'Io" (I Am a Strange Loop) risulta alquanto più facile dal punto di vista logico-matematico e meno da quello filosofico. Questo non vuol dire che sia meno profondo nel messaggio che vuole comunicare, anzi.

Come GEB, AI (come lo chiamerò d'ora in poi, visto che "AnI" suona male) è stato una sfida per gli stessi traduttori (o "traditori", come li chiama ironicamente Douglas): non a caso ne sono stati scelti ben tre. Capirete quanto possa essere difficile trasporre giochi di parole da una lingua ad un'altra, specialemente quando questi possono avere anche due o tre significati sovrapposti. Uno degli stessi traduttori lo dice nel suo blog.

L'esposizione è in prima persona, nello stile tipico di Douglas, e permeata fortemente da episodi della sua vita personale, come l'improvvisa morte della moglie Carol nel 1993, all'età di 43, quando i loro figli Danny e Monica avevano rispettivamente 5 e 2 anni. Lungi da voi pensare che sia un'autobiografia! I fatti privati servono ai fini della narrazione e rendono il tutto sicuramente più "umano", anche se immagino possano risultare fastidiosi per alcuni lettori.

Il sottotitolo, "Che cosa c'è al cuore della coscienza?", suggerisce chiaramente lo scopo del saggio, ovvero mostrare cosa sia la coscienza, analizzandola nell'ottica di un sistema capace di ragionare su se stesso, ovvero di come possa, un sistema, raggiungere la consapevolezza della propria esistenza. Da ciò deriva la metafora degli "strani anelli", entità che possono "ripiegarsi" su se stesse ed elevarsi ad un livello superiore: citando Douglas, "l'io è un'illusione, un gioco di prestigio della mente, un tiro giocato da un cervello ai danni di se stesso, un'allucinazione allucinata da un'allucinazione".

Nexus

Quella che considero un po' la parola chiave del saggio è "analogia" ed è quella che Douglas usa, in particolare, per la componente matematica più cospicua: la trattazione in chiave più semplice e più colloquiale, rispetto a quella presente in GEB, del primo teorema di incompletezza di Gödel.

Visto che mi piacciono la matematica e la logica non posso non citarvelo in breve. Come definizione può andare bene la seguente: "Ogni sistema formale coerente, ovvero privo di contraddizioni, sufficientemente espressivo da contenere la teoria basilare dei numeri naturali (numeri naturali, e operazioni di somma e prodotto) contiene (infinite) proposizioni sintatticamente corrette indecidibili, tali da non poter essere né dimostrate, né confutate". Come Douglas si diverte a sottolineare più volte e con goduria, Gödel ha minato alla base il castello dei Principia Mathematica di Bertrand Russell e Alfred North Whitehead, i quali erano stati ben attenti a scansare i paradossi individuati dallo stesso Russell (avete presente il barbiere?). Tuttavia è proprio l'espressività del sistema stesso a generare la sua incompletezza. Ciò non è così catastrofico, poiché rende il sistema "solamente" incompleto, ma non incoerente. In quest'ultimo caso sarebbe semplicemente da appallottolare (metaforicamente) e buttare nel cestino. Quello che più colpisce Douglas (e immagino anche i lettori) è come il sistema venga scardinato da proposizioni formulate al suo stesso interno e che hanno proprietà autoreferenziali.

Il nesso tra il teorema di incompletezza di Gödel e lo strano anello della coscienza è, a questo punto, abbastanza chiaro: così come quello di Gödel ha origine da un sistema formale abbastanza potente da assiomatizzare le basi dell'aritmetica, parimenti lo strano anello del "sé" nasce in modo inevitabile in esseri sufficientemente sofisticati da poter ragionare su se stessi e raggiungere l'autocoscienza.

Per concludere, è un saggio che apre la mente e pone questioni filosofiche importanti in gran parte senza una risposta certa, come è ovvio aspettarsi. Questa è la parte che ho trovato più ostica poiché sono una persona alquanto razionale che non si interroga troppo su questioni che intrinsecamente non possano avere risposte univoche.

Una curiosità: se vi chiedete cosa sia quello "strano anello" che  si trova a pag.426 (riportato nell'immagine), si tratta di una scultura di Bathsheba Grossman. Mi ricordavo di averla vista su ThinkGeek, ma ora non la vendono più, pertanto potete fare riferimento al sito dell'artista stessa, ovvero http://www.bathsheba.com/.


Prossima lettura: "Aformi, novelle e profezie",  Leonardo da Vinci.


Errori :

  • pag. 160, 16: potenzat -> potenza;
  • pag. 413, -1: "esplorare più fondo" -> "esplorare più a fondo" (non è un errore, ma la locuzione "a fondo" è più utilizzata e suona meglio, almeno per me).

Citazioni :

  • pag. 10: "A me sembra che molti filosofi siano convinti di potere davvero dimostrare, come se fossero matematici, le cose in cui credono, e che a tale scopo cerchino spesso di usare un linguaggio estremamente tecnico e rigoroso, a volte tentando di anticipare e controbattere tutti i possibili controargomenti. Ammiro una simile fiducia in sé stessi, ma personalmente sono un po' meno ottimista e un po' più fatalista. Non credo che in filosofia sia davvero possibile dimostrare alcunché; credo si possa semplicemente cercare di convincere, e con tutta probabilità si finisce con il convincere solo quelle persone che partivano già da una posizione abbastanza vicina a quella che si sta sostenendo.";
  • pag. 17: "È curioso come spesso si diffidi delle proprie opinioni se è qualcun altro a esprimerle.";
  • pag. 151: "Probabilmente avete visto da qualche parte la dimostrazione di Euclide del teorema dell'infinità dei numeri primi; in caso contrario, vi siete persi uno dei più fondamentali pilastri dalla conoscenza umana che siano mai stati eretti. Sarebbe, nella vostra esperienza di vita, una lacuna tanto deplorevole quanto non avere mai assaggiato cioccolato o non avere mai ascoltato un brano musicale. Poiché non posso tollerare una simile fondamentale lacuna nella conoscenza dei miei lettori, proverò a colmarla!";
  • pag. 180: "Un elefante in una scatola di cerini non è né carne né pesce.";
  • pag. 181: "È stato usato il DNA dell'elefante per far entrare una descrizione dell'intero elefante nella scatola di cerini.";
  • pag. 416: "Penso che sia evidente, o quasi, che le zanzare non hanno alcuna coscienza (nel senso morale) né alcuna coscienza nel senso di consapevolezza, quindi nulla che meriti la parola "anima". Questi automi volanti, ronzanti e succhiasangue assomigliano più a missili termoguidati in miniatura che a esserei dotati di sentimenti. Riuscite a immaginare una zanzara che provi misericordia o pietà o amicizia? Non c'è bisogno di dire altro. Andiamo avanti!".

New Wor(l)ds (per quanto riguarda questo libro, mi limito solamente a parole che possano essere spiegate in breve, visto che il libro ne contiene innumerevoli che necessiterebbero di spiegazioni ben più lunghe):

  • indessicale (indessicàle): di caratteristica dell’esprimersi che funge da indicatore dell’identità individuale o di gruppo del parlante;
  • gestaltico: relativo alla struttura formale, alla configurazione d’insieme dei fenomeni percettivi e cognitivi;
  • panpsichismo: ogni dottrina che attribuisce alla realtà fisica forze e attività proprie dell’anima umana;
  • peone (peòne): nella metrica classica, piede costituito da una sillaba lunga e tre brevi, usato specialmente nei peana.
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Informazioni sul libro :

Titolo originale I Am a Strange Loop
Editore Mondadori
Anno di prima pubblicazione 2007
Pagine 508
Legatura cartonato
Prezzo € 22,00
ISBN 978-88-04-58309-7


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2 commenti ↓

  • 1 Paola TurinaNo Gravatar ~ 12/03/2009 @ 10:35:52

    Volevo solo segnalare, giusto per il gusto della coincidenza, il bel servizio sul Time magazine:
    http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1599720-1,00.html
    ad opera, e qui viene la loopyness, del fratello di Bathsheba Grossman.
    Ciao,
    Paola.

  • 2 paolo anghileriNo Gravatar ~ 6/05/2011 @ 14:31:55

    Mi spiace solo che questo bel libro, di cui ho da tempo la versione di Basic Books ma non ancora quella italiana, sia stato pubblicato in Italia da Mondadori piuttosto nella Biblioteca Scientifica Aldelphi.
    Anche il sottotitolo che è stato scelto per la versione italiana "Che cosa c'è al cuore della coscienza?", mi sembra un pò banalizzante, da titolo di qualche articolo di Focus.

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